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Il carnevale degli Zann di Umito e Pozza – Acquasanta Terme (AP)

“Ida Nespeca, a Marco con affetto” – Pozza, fraz. Acquasanta Terme (AP), 10.02.2018.

Con queste poche parole, di un valore immenso, scritte da Ida Nespeca, signora di 93 anni residente nel piccolo paesino montano di Pozza, nel comune di Acquasanta Terme in provincia di Ascoli Piceno, dedico questo mio reportage.

Questi scatti rappresentano la testimonianza di una tradizione secolare, tramanda fino ai giorni nostri per via orale, in due piccolissime frazioni dell’appenino marchigiano, che per loro fortuna non sono state intaccate da qualsiasi effetto perverso della modernità, in cui ancora sopravvive il valore dato al ritmo delle stagioni e allo scorrere lento del tempo, dalle quali dipende unicamente la semina e il raccolto futuro. In questi luoghi ho trovato umanità e solidarietà, valori difficili da scovare nelle città affollate della pianura, oramai dedite soltanto a un interesse meramente individualistico, economico e totalmente disgregate.

Tra le due frazioni vi è un Cimitero Internazionale Partigiano, in cui defunti partigiani italiani, slavi, greci e polacchi hanno dato la loro vita per combattere e vincere il nazi-fascismo a costo della loro stessa vita, l’11 marzo del 1944. Cantare e ballare con gli Zann “Bella Ciao” nel cimitero, mi ha emozionato e devo ammettere che mi sono commosso.

A causa dell’isolamento nel quale sono vissuti gli abitanti di Pozza e Umito, unita all’asperità del territorio e al fatto che fino ai primi del XX secolo, tale territorio era privo di strada rotabile, esso non aveva possibilità di significativi scambi commerciali e culturali, così il loro esterno si configurava con gli abitanti dei centri limitrofi di Montacuto e Acquasanta Terme. Per questo motivo, molti luoghi montani dell’entroterra marchigiano e non solo, per secoli non sono cambiati, facendo giungere usi, costumi, riti e tradizioni di un passato oramai remoto.

Il corteo carnevalesco è formato dalle seguenti maschere:

  • il diavolo
  • il custode del diavolo e i militari
  • la coppia di sposi
  • il gruppo di Zann
  • in passato in certi anni vi era anche la maschera della morte

Apre il corteo il diavolo, che con la sua supremazia anche fisica prende possesso del luogo; dietro si trova il custode tutore dell’ordine e del diavolo stesso, il quale viene tenuto a bada con una catena in ferro, che sbattendo a terra incute timore e paura. Nella fila successiva vi è un carabiniere, seguito dai suonatori dell’organetto (un trio fantastico ed esuberante: Li Carrajat). Dietro abbiamo gli sposi e infine le singolari maschere colorate degli Zann. Da sempre il corteo carnevalesco negli spazi più ampi dei due paesi è tenuto a bada del capo Zann, il quale con funzione di regista richiama l’attenzione ed impartisce tempo, gesti, verso di marcia e cadenze con l’ausilio di un fischietto, disponendo gli Zann in cerchio. Nel frattempo i menestrelli danno sfogo a tutta la loro maestria e il cerchio formato dagli Zann continua con passo saltellante ora in senso orario, ora in senso antiorario, mentre all’interno del cerchio si trova la coppia di sposi.

Nel frattempo tra i rioni dei due villaggi gli abitanti, per lo più anziani, preparano vassoi colmi di ravioli di castagne, ciambelle, affettati e castagnole, mentre altri offrono il vino ai passanti. Il diavolo, maschera brutta e chiassosa attraverso il suono del campano, ha l’effetto di svegliare la Natura, la quale grazie alle cure e al lavoro del contadino, dovrà dare il meglio ed il massimo sia per quanto riguarda i prodotti agricoli, sia le erbe ed il pascolo per gli animali, sia per gli alberi da frutto che da legno. Il ballo degli sposi al centro del cerchio formato dagli Zann non è causale, ma fa parte del rito propiziatorio di buon augurio sia per la fertilità della donna che per la stalla, questo per avere sia braccia che animali da lavoro e per propiziare l’abbondanza di prodotti agricoli per poter sfamare i componenti della famiglia e della stalla stessa. Da secoli con il carnevale si rinnova l’auspicio di una fertilità sia umana che agraria. La storia singolare di questo carnevale attraversa le insidie della notte dei tempi, affonda le sue radici nel paganesimoInfatti se dovessi descrivere sinteticamente che cosa è lo Zann, lo descriverei come una: “figura sacerdotale che oggi riempie un corteo di carnevale con colori, portamento, regole, ritmo e danza”. Nell’ambito di un’ideologia magico-religiosa, molti antropologi vedono nel santerello ballato dagli sposi al centro del cerchio formato dagli Zann, l’atto magico della fecondazione, ovvero l’auspicio del risveglio del seme umano e delle gemme delle piante: “tanti figli e pieni i granai”.

Il carnevale di Pozza e Umito è certamente uno dei più antichi ed originali, causa il suo isolamento sia geografico che antropologico. Infatti in passato nessun forestiero si avventurava in questi luoghi, pieni di briganti e dove non vi era nessuna necessità di un reale cambiamento. Nel 1485 Papa Innocenzo VIII vietò ballo e maschere come fece pure Paolo II nel 1476, ribadendo tali divieti. In molte località dello Stato della Chiesa era vietato mascherarsi, con pene severissime sia pecuniarie che corporali, le quali venivano applicate a discrezione del governatore fino ad arrivare alla tortura o addirittura alla morte. Tra le cose più vietate vi era quella di vestirsi con abiti religiosi, in particolare da Cardinale. Dal 1560 i festeggiamenti carnevaleschi terminavano alla mezzanotte di martedì grasso, le campane suonavano a morto annunciando la morte del carnevale, la gente si doveva ritirare nelle proprie case, il giorno dopo era il mercoledì delle ceneri e cominciavano i 40 giorni della Quaresima, quest’ultima caratterizzata dal digiuno. In questo periodo la religione cristiana vietava di ballare, di fidanzarsi, di sposarsi ed ai coniugi di avere rapporti sessuali. Il periodo di carnevale dipende dalla luna che regola la data delle feste mobili, fra le quali la Pasqua Cristiana, la cui data ricorre la prima domenica dopo il plenilunio, cioè la luna piena che segue l’equinozio di primavera, ovvero il 21 marzo momento in cui le ore del buio sono uguali alle ore di luce. Poiché la figura sacerdotale dello Zann, proveniente dal paganesimo, fu vietata in diversi periodi storici del Cristianesimo, per farlo sopravvivere questa figura è stata rilegata alla giornata del carnevale, giorno in cui tutto è ammesso e concesso.

La cosa affascinante è che per secoli gli unici spettatori di questo carnevale, sono stati esclusivamente gli abitanti di Pozza e Umito. Rappresentazioni simili sono sparse in molte parti d’Italia e in tutta Europa, ma purtroppo con l’avvento del turismo di massa si sono adeguate alle esigenze del pubblico e in qualche caso hanno stravolto completamente il significato originale e la valenza storico culturale. La peculiarità di questa valle è rappresentata dalla carenza di infrastrutture moderne e mezzi tecnologici, unita alla presenza di un territorio aspro e roccioso, hanno fatto sì che le risposte mancanti da parte dei suoi abitanti, le hanno ritrovate nei vecchi riti e tradizioni tramandate per via orale. Hanno continuato a vivere come sempre, cercando di avere una protezione divina sia essa pagana o Cristiana, per le poche cose che loro reputavano importanti: la casa, la stalla e la terra.

Tu carnevale, carnevalone
Che fai di tutto un gazzarrone
Per fortuna vieni una volta all’anno
Perché se venissi una volta al mese
Saresti la rovina dei due paesi

Grazie a Radici Senza Terra, per avermi fatto scoprire questo angolo di paradiso incontaminato, (consiglio inoltre la bellissima passeggiata verso “le cascate della Volpara”), che nonostante i danni derivati dagli eventi sismici del 2016, la comunità sopravvive e guarda al futuro con nuova speranza.

 

È necessario reagire contro la strategia dell’abbandono adesso o mai più

Le foto documentano la situazione attuale di alcuni borghi, frazioni e città colpite dal sisma nella provincia di Macerata e nell’entroterra marchigiano, a distanza di 8 mesi dall’inizio delle sequenze sismiche iniziate nell’agosto 2016, mettendo in evidenza e denunciando le molte cose che non stanno andando, ma soprattutto la bellezza di questi luoghi. Anche se duramente provati, molti monumenti, chiese e case hanno retto e questo deve essere il punto di partnenza. Come si può notare dagli scatti, alcune città fortunatamente come nel caso di Serrapetrona e Sarnano, non hanno subito lesioni ingenti e rilevanti, come invece nel caso di San Ginesio, Visso, Gualdo, Ussita, Castel Stant’Angelo sul Nera, San Severino Marche, Tolentino, Caldarola e molte altre ancora. Questi scatti e piccoli spostamenti, mi hanno anche dato la possibilità di conoscere meglio la mia storia e la mia terra, data alle volte per scontata, ma colpevolmente sconosciuta per troppo tempo. Di seguito sono riportati alcune testimonianze dirette, riportate da Loredana Lipperini sul suo blog.

“Se qualcuno vuole davvero aiutare le popolazioni dell’Appennino colpite dal sisma è ora di dimostrarlo.”

Ammettetelo, ci volete prendere per stanchezza… Non tornavo a Visso da mesi, tanti mesi. Da quando il terremoto ha devastato il paese, rendendolo una sorta di città fantasma, come tutto l’entroterra maceratese. E mai avrei pensato che tutto fosse rimasto come allora. In cinque mesi non è cambiato assolutamente nulla, a parte il ponte realizzato dai vigili del fuoco per l’accesso alla zona rossa e inaugurato stamattina.

A questo punto, non ci si può più nascondere. È ora di giocare a carte scoperte. Dietro questa lentezza disarmante, capace di portare la gente allo sfinimento fisico e morale, c’è una volontà politica di portare via la gente da un entroterra che non rappresenta un bacino elettorale particolarmente allettante? Si è deciso che la gente dovrà spostarsi tutta verso la costa? In tanti questa decisione, sotto certi aspetti inevitabile, l’hanno già presa. Soprattutto le famiglie più giovani. E ogni giorno che passa, quest’idea sale nella testa di un numero sempre maggiore di persone. Se, perchè a questo punto il dubitativo è d’obbligo, dovesse iniziare la famigerata ricostruzione, quanti anni durerà? Cinque? Sei? Dieci? Venti? E a quel punto saranno ricostruiti dei bei paeselli nuovi di zecca, fatti di tutte seconde e terze case di chi in quei posti andrà a passarci qualche giorno di ferie. Mentre la popolazione indigena non esisterà più. Vogliamo questo? I marchigiani, testardi e incazzosi, vogliono lasciarsi fare questo o hanno intenzione di reagire in qualche modo? Purtroppo vediamo rassegnazione, scoramento, anche qualche figlio di buona donna che cerca di approfittare della situazione. Sì, per carità, ci staranno anche questi. Ma la stragrande maggioranza vorrebbe solo tornare a casa. Una semplice, banale, ovvia richiesta che, di fronte a una gestione dell’emergenza come quella che stiamo vivendo, si sta trasformando in una montagna insormontabile. È necessario reagire. Adesso o mai più. 

Ricordo alcuni eventi organizzati da Terre in Moto, presenti nei prossimi giorni per parlare della situazione nel cratere, della nostra esperienza e per raccolte fondi:
– 31 marzo a Caldarola (MC) alla “Cena Resistente”.
– 31 marzo a Bolzano (BZ) con Il Bio che non trema.
– 1 aprile a Fabriano (AN) con il Laboratorio Sociale Fabbri.
– 2 aprile a Tolentino (MC) con Silvia Ballestra alla presentazione del suo ultimo libro.

Daje!

Gualdo e i paesi della mia infanzia dopo il 24 agosto 2016

A distanza di oltre sei mesi da quel terribile 24 agosto, che ha scosso in maniera irreparabili sia la terra che le menti del Centro Italia, è ora di dare voce e far vedere in che condizioni versa l’entroterra marchigiano, in particolare i paesi limitrofi rispetto all’epicentro del sisma, quelli a cui i media poche volte si sono interessati.

Le foto ritraggono i comuni di Sant’angelo in Pontano, Gualdo, Penna San Giovanni e Monte San Martino tutte inserite all’interno della provincia di Macerata. Difficile a livello emotivo cercare di dare un senso a tutta questa devastazione, visto che qui passavo le mie estati e i fine settimana con mia sorella, i miei nonni e i miei genitori, ed era sempre bello tornarci per qualche fine settimana con gli amici o parenti. Partendo dal basso, cercherò di dare un contributo positivo alla ricostruzione, facendo presente lo stato attuale delle cose e mettendo soprattutto in risalto tutto quello di bello ancora è rimasto intatto o in parte agibile, combattendo strenuamente contro la strategia dell’abbandono, la quale purtroppo diventa una premessa sistemica a nuove aggressioni e speculazioni nei territori coinvolti da questa tragedia.

Questa strada la conosco a memoria, fin da quando ero piccolo, potrei farla ad occhi chiusi. Il primo paese che incontro è Sant’Angelo in Pontano, dove purtroppo noto molti danni ad edifici, molte chiese rivestite da impalcature e mentre passeggio le case vengono puntellate dai Vigili del Fuoco. Sono aperte la macelleria in Piazza Angeletti e il panificio Gallucci Luigino pronto a farti assaporare il pane, la pizza e i suoi dolci deliziosi. Passando per Saline di Penna San Giovanni e percorrendo la strada che va verso Gualdo noto gli effetti del terremoto in modo purtroppo eloquente e mi assale un senso di nostalgia e di impotenza. In questi giorni andando in giro in macchina, purtroppo devo costatare fin da subito che Gualdo ha subito forse i maggiori danni nei paesi nell’entroterra che ho visitato fino ad ora e il parroco, con le lacrime agli occhi, mi spiega che i lavori di messa in sicurezza del terremoto del 1997, erano stati completati sei mesi prima del 24 agosto 2016. Le attività purtroppo sono ferme, tranne il bar centrale e poche altre (il ristorante “Da Ciccò” è chiuso purtroppo per inagibilità dell’edificio). Mentre la speranza risiede nella nuova scuola in legno “Romolo Murri”, costruita in tempi record grazie alla generosità e la solidarietà di 3mila bresciani che si sono impegnati a trovare i fondi necessari per la costruzione. La situazione ai miei occhi sembra drammatica, soprattutto all’interno del borgo, visto inoltre lo spopolamento dei gualdesi (molti hanno trovato una sistemazione autonoma o si trovano negli alberghi della costa) e della piccola comunità di inglesi residenti da anni e innamorati a prima vista di queste colline e di questo splendido borgo ricco di storia. Trovo un edificio tra i campi coltivati con scritte fasciste datate di più di 70 anni, che il tempo e le intemperie non hanno cancellato. Inoltre qui è nato Romolo Murri, uno dei fondatori della Democrazia Cristiana. Gualdo di Macerata è un affascinante borgo medievale, con mura e resti delle numerosi torri che appartengono alle fortificazioni antiche, ed offre inoltre al visitatore una suggestiva vista sui monti Sibillini che la circondano e una bella escursione tra chiese di varie epoche ed un interessante convento francescano. Un piccolo paese di 906 abitanti, tra cui c’è Giuseppe, che incontro davanti al bar. Scambiando due chiacchiere entriamo subito in confidenza, viste anche le origini gualdesi di mio nonno. Appare ai miei occhi visibilmente spaventato ancora, ma alla fine mi confida che non ha nessuna intenzione di abbandonare il suo paese, riferendomi orgogliosamente di essere l’ex Presidente della Coldiretti ed essere stato per ben tre volte vicesindaco.

Percorrendo la strada che collega Penna San Giovanni a Gualdo, l’occhio purtroppo cade subito sulla chiesa semi distrutta di Contrada Villa Pilotti, con crolli evidenti della facciata, navata e campanile. Una ferita difficile da sanare, vista la bellezza del luogo in cui si trovava e il paesaggio circostante immutato da secoli. La stessa Penna San Giovanni, ha subito fortunatamente meno danni e alcune chiese sono agibili (Chiesa di San Giovanni Battista è aperta al pubblico), come la maggior parte delle attività, anche se sono presenti numerose persone che sono state costrette ad abbandonare le proprie abitazioni, vista l’inagibilità degli edifici. Riprendo la macchina e mi dirigo verso Monte San Martino, famosa in tutto il mondo per il Polittico di Carlo e Vittore Crivelli databile al 1477-1480 conservato all’interno della chiesa di San Martino vescovo. E’ un gioiello il borgo medievale, che fortunatamente noto ha subito pochi danni, che i miei occhi non vedono.

Purtroppo ho notato molta paura nei cittadini di questi borghi e un senso d’abbandono, difficile da colmare nel breve periodo in comunità piccole e con un’età media elevata. Un primo importante risultato del presidio del 22 febbraio di Terre in Moto e per chi come noi da mesi sta cercando di far sbloccare, senza arrendersi, la situazione sul fronte degli interventi: “un via libera all’unanimità quello arrivato dal Consiglio regionale delle Marche ad una risoluzione della Commissione Ambiente con cui si chiede alla Giunta di attivarsi affinchè venga riconosciuta ai Comuni terremotati la “Possibilità di disciplinare l’installazione, in aree private, di manufatti temporanei e provvisori” da rimuovere una volta terminata l’emergenza. La proposta si propone di modificare la normativa statale a riguardo e i provvedimenti inerenti dal Dipartimento della Protezione Civile.”

Ricordo l’invito a partecipare all’incontro pubblico organizzato da Terre in Moto ad Amandola il 9 marzo all’Osteria del Lago alle ore 21.00, dove si discuterà e si farà il punto in ordine alla situazione e sulle problematiche legate al sisma, anche alla luce del presidio effettuato in regione il 22 febbraio, e sulle prossime attività della rete.

Daje!

L’imperativo è tornare sui Sibillini – Monte Cavallo

A distanza di sei mesi dal sisma, in compagnia di un mio amico, siamo tornati nei luoghi a noi cari e a cui teniamo molto, per comprare prodotti (salami e formaggi) provenienti dai luoghi colpiti dal sisma ed organizzare una cena che si è tenuta alla Soms di Corridonia, per la giornata “M’illumino di meno” 2017.

Nel tragitto abbiamo visitato le città maggiormente danneggiate, in cui ho potuto costatare che al momento in cui vi parlo, le cose non stanno andando come dovrebbero. Parlando con i produttori che abbiamo incontrato, con le lacrime agli occhi, la preoccupazione che emerge maggiormente è la situazione che potrebbe portare nel lungo periodo, all’abbandono di queste terre, duramente difese da persone che non demordono, per lo più anziani (ma anche giovani che si stanno rimboccando le maniche da soli, come ad Ussita e Visso), che non hanno voluto giustamente essere “deportati” sulla costa. La critica maggiore che ho percepito, è mossa nei confronti delle istituzioni, mentre i sindaci si vedono impossibilitati a poter prendere iniziative autonome nella logica del rigore della spesa e da scelte calate dall’alto senza interpellare minimamente chi questi luoghi li vive e ci lavora da intere generazioni. E sopratutto nei confronti della burocrazia, spesso farraginosa e lontana anni luce dalla realtà quotidiana, che sta bloccando in modo lampante le fasi della ricostruzione.

Arrivati a Muccia, già si percepiscono i danni del terremoto, ma svoltando la SS 209 Valnerina che porta a Visso, le cose si fanno veramente serie e molto preoccupanti, soprattutto in ottica futura.
Ma il mio intento è quello di far vedere le attività, se pur con estreme difficoltà, hanno riaperto o sono in procinto di farlo. Il problema maggiore è che non c’è praticamente nessuno, incontriamo poche macchine, per lo più tir, mezzi dei vigili del fuoco, esercito e carabinieri. Ma grazie ai social network, si potrebbe invogliare le persone a tornare e a gustare le nostre specialità enogastronomiche dei Sibillini, in vista dell’estate che è alle porte. Qui trovate l’elenco delle attività che ho incontrato in macchina e a cui ho promesso che torneremo con amici e conoscenti:

– Sulumificio Eredi di Bartolazzi Renzo, Fraz. Maddalena, Muccia (MC), Tel. 0737.646350, email: bartolazzi@tin.it
– Trattoria “Il nido dell’aquila” di Renzo Budassi, Monte Cavallo (MC), Tel. 0737.519624 (si può mangiare a pranzo nella tenda adibita nel piazzale dietro la chiesa)
– “Delizie dei Fratelli Angeli” (formaggio, zafferano, tartufi, legumi), Fraz. Capriglia (Pieve Torina), Tel, 338.8491064, email: info@aziendaangeli.it
– Pasticceria Vissana, Visso, Tel. 0737.95277
– “La Mezza Luna Club” di Ussita, Tel. 329.4137002

Nel piccolo borgo di Monte Cavallo, in località Piè di Sasso, su invito del gentile e simpatico gestore Renzo della trattoria del Nido dell’Aquila, ci siamo fermati a mangiare insieme agli anziani e al Sindaco. Le tende della Protezione Civile (una struttura è stata donata dai pescatori di Civitanova Marche “Verde azzurro”) sono allestite nella piazza costruita appositamente per il terremoto del 1997, con alcune case in legno che per lungimiranza, sono state lasciate li da all’ora e tutt’ora utilizzate dagli abitanti che per paura o inagibilità delle proprie case, sono costretti ad usare. Gli ultimi baluardi di una città purtroppo spopolata, che insieme al Sindaco, hanno fatto la scelta di restare e vigilare, non far perdere il senso di Comunità, che in alcuni centri più colpiti sta venendo meno. Da qui si può raggiungere in macchina e poi a piedi la bellissima chiesa di Fematre, rimasta miracolosamente in piedi, oppure la frazione di Selvapiana e poter ammirare un paesaggio bellissimo e incontaminato, che ricorda vagamente un misto tra le piane di Castelluccio e le montagne di Montelago.
Passeggiando per il bellissimo borgo, il silenzio e i rumori della natura creano un ritmo ipnotico, difficile da togliere dalla testa. Sicuramente con il tempo, la perseveranza e la tenacia che contraddistinguono queste persone, si tornerà a una normalità. Ci vorrà del tempo e il susseguirsi delle stagioni, ma questo può rappresentare un piccolo spiraglio di luce, in vista della stagione estiva, per poter far tornare le persone in questi bellissimi luoghi e a creare un senso di normalità, perso oramai da troppi mesi.

La rete Terre in Moto, il 22 febbraio scorso, ha organizzato una manifestazione tenutasi davanti al palazzo della Regione Marche, la prima di una lunga serie.
Qui di seguito trovate una parte del comunicato “Chi sta giocando sulla pelle dei terremotati? – Comunicato di TERREINMOTO“:

“Ci chiediamo: è possibile che di fronte a dichiarazioni così gravi di Errani, che toccano la vita di tutti noi, si debba aspettare lo “scoop” di Panorama? I sindaci, che sono nella catena di comando il soggetto più vicino alla cittadinanza, non avrebbero dovuto lanciare un grido di allarme? Non avrebbero dovuto dirci cosa era emerso dall’incontro con Errani? In queste ore si stanno susseguendo deboli smentite da parte di tutti gli interessati, ma il quadro è piuttosto chiaro: da un lato si cerca di limitare il più possibile l’autogestione dei territori e le pratiche “dal basso” e dell’altra a livello istituzionale regna il caos più totale. Tutta questa situazione è inaccettabile! Ed è inaccettabile soprattutto che si cerchi di derubricare le problematiche come questioni meramente tecniche quando la responsabilità è tutta politica.”

Alle vote basta veramente poco per riaccendere la speranza.

Umbria – Terre in Moto

Queste foto fanno parte di un viaggio in macchina di 350km, fatto questa estate di due giorni in compagnia di un mio amico.
L’Umbria è caratterizzata da una spiccata varietà paesaggistica, in virtù del continuo susseguirsi di dolci e verdi colline e fondovalle fluviali. Questo articolato sistema orografico, che si identifica con le zone della Valle Umbra e della Valtiberina, nel settore orientale e meridionale della regione si innalza progressivamente con le dorsali montuose della Valnerina fino a superare i 2.400 metri (gruppo del Monte Vettore) nel massiccio dei Sibillini, condiviso con le Marche. Il variegato territorio regionale è costellato da città ed insediamenti ricchi di storia e tradizioni. La regione, abitata già in epoca protostorica dagli Umbri e dagli Etruschi, fu poi al centro della Regio VI – Umbria et Ager Gallicus dell’Impero romano. Con gran parte del suo territorio attuale incluso per secoli nel Ducato di Spoleto durante il Regno Longobardo, è stata successivamente ricompresa anche nello Stato Pontificio.

Abbiamo visitato in ordine:

Sono rimasto colpito dalla bellezza di questa regione, che racchiude scorci e peculiarità che ci vengono invidiate in tutto il mondo. In particolare i colori, i crinali pieni di vigneti, la presenza di numerosi corsi d’acqua e laghi, paesaggi raffinati e incontaminati, la bellezze delle piazze di Spoleto e della magnifica Cattedrale di Orvieto, in cui si legano tradizione e cultura per lo più, immutati nel tempo. Tornerò sicuramente in futuro molto prossimo a visitare Amelia, Assisi, Spoleto, Gubbio e Perugia, perché meritano di essere visitate con calma.

L’entroterra umbro con Norcia, Terni, Cascia, Preci (e altri ancora), insieme a quello marchigiano, abruzzese e laziale stanno attraversando il peggiore momento della loro storia recente, che sicuramente con il tempo, e la perseveranza che contraddistingue queste popolazioni, sapranno superare. Bisogna che le istituzioni si assumano le responsabilità di una gestione fino ad ora sconfortante inadeguata e insufficiente, per dare dignità e sostegno alle persone che sono state colpite dal sisma.